Iperflessione, nuova presa di posizione della Federazione Equestre Internazionale  

 

 

La notizia è freschissima: il 9 febbraio una tavola rotonda organizzata a Losanna dalla Fei – Federazione Equestre Internazionale - ha affrontato il tema dell’iperflessione, arrivando a ufficializzare il rifiuto di quella “ottenuta attraverso l'utilizzo di una forza aggressiva. Inaccettabile in senso più ampio “qualsiasi posizione della testa o del collo ottenuta” in modo analogo.

 

Qui il comunicato ufficiale diramato dalla Fei, come tradotto e riportato da Cavallo Magazine on Line, che citiamo, linkiamo e ringraziamo; ma di cosa stiamo parlando?

 

Iperflessione significa letteralmente flessione eccessiva di una qualsiasi parte anatomica. Nel caso del cavallo, l’iperflessione è quella del collo verso il petto, con la testa che quasi tocca quest’ultimo. Agisce sulle prime vertebre cervicali, che vengono piegate indietro e verso il basso, portando il naso del cavallo ben al di qua della verticale immaginaria tracciata perpendicolarmente al terreno a partire dalla nuca.

 

Tanto per farsi un’idea: a sinistra un cavallo con il collo in posizione normale, a destra uno in iperflessione.

             

 

Già nel 2008, la FEI aveva condannato la Rollkur solo come “abuso mentale” accettando la tesi della mancanza di prove a dimostrazione che l’iperflessione potesse arrecare danni anche alla salute fisica, oltre che mentale, del cavallo. 

 

Nel novembre 2009, l'Assemblea Generale della FEI aveva poi approvato un documento sul benessere del cavallo, in cui si condannava "ogni metodo e pratica di addestramento contrari a tale principio" (di benessere, NdR).

Con il comunicato di Losanna il dibattito si sposta: è vero che l’équipe di lavoro della Fei “ha ridefinito l'iperflessione/Rollkur come la flessione del collo del cavallo procurata attraverso l'utilizzo di una forza aggressiva, che è in ogni caso inaccettabile”.  Subito dopo tuttavia quello che è uscito dalla porta rientra dalla finestra, quando si definisce accettabilela tecnica conosciuta come 'Low, Deep, and Round', che ottiene la flessione senza l'utilizzo di forza indebita”. Tutto bene ma resta da definire esattamente e con chiarezza il concetto, qui decisivo, di “forza aggressiva”: altrimenti c’è il rischio di cadere nel nominalismo, con tutti gli sportivi che annunceranno, anzi ribadiranno… - la propria adesione alla pratica della LDR. Nota di speranza: la Fei, pur non ritenendo di cambiare i regolamenti in vigore, sottolinea che “la principale responsabilità per il benessere del cavallo rimane a carico del cavaliere” e annuncia di avere allo studio“una serie di misure aggiuntive, compreso l'uso di un circuito video nei campi prove di alcuni, selezionati, eventi”. E le stalle stanno a guardare.

Non solo alla Fei, ma anche sul web e nel mondo equitante il dibattito è vivace.

 

In Rete si possono vedere video anti Rollkur e una petizione on line firmata da 41.000 persone è stata consegnata a Losanna alla presidente FEI Haya di Giordania. A presentarla, Gerd Heuschmann, promotore della petizione oltre che veterinario e soprattutto autore del libro Il dito nella piaga, che analizza scientificamente i danni provocati dall’iperflessione come da ogni pratica di allenamento che vada contro la natura anatomica del cavallo.

 

Forte l’interesse, perché l’iperflessione – altrimenti detta Rollkur - è impiegata in allenamento da molti campioni di dressage. La tesi spesso sostenuta è che usata da atleti esperti e solo per tempi limitati, essa non sia (troppo) dannosa. E da molte parti si obietta: mancano le prove veterinarie che l’iperflessione faccia davvero male ai cavalli.

 

Ora, a parte il fatto che le prove ci sono e cominciano a circolare – “se se ne parla è vero…”, triste ma funziona – una domanda forse poco scientifica ma molto semplice: ammesso che l’iperflessione praticata “con criterio” sia poco dannosa, o addirittura non lo sia proprio, che senso ha forzare l’anatomia di un cavallo anziché lasciargli tenere la testa là dove dovrebbe naturalmente stare?

 

E per che cosa? Per ottenere punteggi più alti in gara?


Sì all’agonismo, ma non a quello che calpesta il diritto del cavallo – come di ogni altro essere vivente – al benessere.

 

Sì all’agonismo, se mette in gioco la capacità del cavaliere e gli chiede di faticare di più in allenamento, anziché chiedere al cavallo di sopperire alle mancanze tecniche umane.

 

Qui e qui i link alle due petizioni aperte contro l’iperflessione, quella consegnata alla Fei e quella dell’editore tedesco Wu Wei, che pubblica Heuschmann.

 

(11 febbraio 2010 - www.lauriga.it)  

 

 

 

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