E’ proprio vero, il cavallo fa bene
La notizia non è nuova:
nonostante la crisi, il settore del wellness resiste. Abbastanza logico,
del resto: se "tutto intorno a noi" si diffonde malessere, ci si
difende cercando il benessere personale nelle forme più varie.
Dalla spa al fitness, dalla
vacanza culturale a quella enogastronomica, fioriscono le proposte che
promettono evasione e benessere fisico e mentale e tutto è messo in gioco
contro il malumore, pubblico e privato,
causato dalla crisi,
aspettando tempi migliori.
Anche andare a cavallo può servire e chi frequenta i cavalli lo sa già:
montare fa bene al corpo e allo spirito e veramente si può parlare di
effetti terapeutici anche nei “presunti sani”,per non parlare dei benefici
ormai riconosciuti alla cosiddetta ippoterapia.
La nuova frontiera, però, è
coniugare fitness, benessere e ippoterapia senza nemmeno uscire di casa: si
risparmiano tempo, denaro e la fatica di occuparsi del cavallo…
Torito, iGallop e uGallop
sono i nomi di tre cavalli "virtuali", scuderizzati presso
un sito specializzato in fitness e
wellness.
Con diversi livelli di impegno e complessità, i tre macchinari, perché di
questo si tratta, simulano i movimenti del cavallo, prospettando il
miglioramento di tono muscolare, equilibrio, prontezza di riflessi e senso
del ritmo. Fin qui tutto bene, come l'idea di motivare al fitness casalingo
gli ippofili proponendo loro l'esperienza del cavallo meccanico.
Lascia perplessi che, come si
legge nella scheda di presentazione, uno dei tre cavalli virtuali sia stato
"creato ispirandosi all'Hippoterapia (sic), una terapia lungamente
provata basata sul fatto che il movimento ritmico del fantino dà beneficio
nel migliorare le capacità mentale, l'equilibrio, la postura e la potenza
nel fantino stesso".
Si impongono allora alcune
domande:
1)Siamo certi che
l'"hippoterapia" faccia bene perché va a intervenire sul
"movimento ritmico del fantino"?
2) E se questo è vero, dove va a finire la relazione con il
cavallo? Le rimane un ruolo, seppur secondario, nella pratica
dell'equitazione o è un benefit accessorio, superabile nella pratica
dell'"hippoterapia" at home? Dove vanno a finire nasi vellutati,
pelo lucido occhi profondi e fiato caldo?
3) E se tutto quanto già detto è vero, perché non abbandonare
definitivamente l'idea di regolamentare per legge
l'ippoterapia e di riconoscerla come pratica riabilitativa?
4) Non sarebbe meno oneroso per le nostre tasche e per quelle
dello Stato stabilire incentivi per l'acquisto di un cavallo virtuale per
praticare l'ippoterapia fai da te?
Del resto la scheda di
presentazione del prodotto ne dichiara apertamente l’ispirazione agli “indiscutibili
benefici degli esercizi di ippoterapia”.
5) Ma siamo sicuri che chi ama i
cavalli si accontenti di un surrogato che ne riproduce i movimenti senza
bisogno di uscire da casa?
6) O forse - domanda per noi retorica, ma forse non scontata - la
passione che ci spinge verso i cavalli segue altri percorsi e non può
prescindere dall’ambiente che permea la relazione?
Meditiamo gente, meditiamo...
(1 febbraio - www.lauriga.it)
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